Il trattamento riabilitativo perineale riveste una grande importanza nell’ambito della terapia conservativa uro-ginecologica e colon-proctologica.
La corretta selezione dei pazienti proponibili per tali terapie si dimostra determinante per il conseguimento di ottimi risultati terapeutici.

INDICAZIONI

  • Incontinenza urinaria
  • Incontinenza fecale
  • Cistocele di I grado
  • Insufficienza dei muscoli perineali (da alterazioni da traumi ostetrici, atrofia dei tessuti, sclerosi post-operatoria o post-radioterapia)
  • Stipsi (da ridotta sensibilità rettale e da disfunzione ad domino-pelvica)
  • Trattamento pre e post-operatorio nella chirurgia pelvica
  • Trattamento post partum
  • Anorgasmia
  • Dolori perineali

Le metodiche di cui si avvale la riabilitazione perineale sono il Biofeedback (BFB) e la Stimolazione Elettrica Funzionale (SEF).

Il Biofeedback ( BFB ) permette di fare acquisire al paziente maggior controllo e consapevolezza di funzioni fisiologiche non apprezzabili a livello cosciente o divenute tali in seguito ad eventi patologici.

Le informazioni, provenienti dalle funzioni monitorate dal BFB, sono amplificate e tradotte in segnali visivi e/o acustici.
L’impiego del BFB nelle disfunzioni del pavimento pelvico registra attività muscolari poco percepite e induce il paziente a memorizzare ed elaborare l’informazione per migliorarne l’efficacia.
L’applicazione del BFB avviene con semplici apparecchi dotati di led luminosi e segnalatori acustici, o con apparecchiature computerizzate che hanno il vantaggio di poter registrare la seduta e di riesaminarla insieme al paziente.

La Stimolazione Elettrica Funzionale ( SEF ) è una tecnica passiva che consiste nell’applicazione di stimoli elettrici a strutture muscolari per ottenere una migliore attività muscolare. La SEF può essere impiegata anche a scopo antalgico.

Non esiste un protocollo standard di trattamento. In genere il tempo impiegato è di circa 20-30 minuti a seduta, per 1-2 volte alla settimana, per un totale di 10/20 sedute e, in ogni caso, fino a quando la paziente non raggiunga un risultato adeguato.

 INCONTINENZA URINARIA

L’incontinenza urinaria (IU) è la perdita involontaria di urina al di fuori di un atto menzionale cosciente.
La dimensione del fenomeno è di difficile valutazione, sia per i limiti della sua definizione, sia per la diversa percezione soggettiva di questa condizione e per la riluttanza a rendere manifesto il disturbo. La perdita involontaria di urina è un disturbo urologico frequente, con una incidenza del 15-20% della popolazione femminile, con prevalenza che aumenta a partire dai 35-40 anni, nelle pluripare e nella post-menopausa. In Italia, una recente indagine epidemiologica, ha confermato la presenza di circa tre milioni di soggetti incontinenti.

CLASSIFICAZIONE
Sono individuabili i seguenti tipi di incontinenza urinaria:
Incontinenza da stress –  è caratterizzata da perdita di urina a seguito di aumenti pressori addominali come tosse, starnuti, risate o esercizio fisico. E’ tipica delle donne pluripare.
Incontinenza da urgenza – comporta un forte ed improvviso bisogno di urinare seguito da istantanea contrazione della vescica e perdita involontaria di urina. Non passa sufficiente tempo tra il momento in cui si riconosce la necessità di urinare e quando effettivamente inizia il flusso.

Incontinenza mista – è caratterizzata dalla presenza sia dei sintomi dell’incontinenza da urgenza che di quelli dell’incontinenza da stress.

INCONTINENZA FECALE

L’incontinenza fecale (IF) è usualmente definita come involontario o inappropriato passaggio di feci e gas e può presentarsi come perdita passiva o conseguente all’impellente bisogno di defecare (urgenza).

L’incontinenza fecale è un sintomo invalidante, ad eziologia multifattoriale, che può comportare una invalidità fisica e psicologica il cui risultato è il progressivo isolamento dalla vita sociale e relazionale del paziente che ne è affetto.

Tale condizione comporta un grave impatto sociale. L’incidenza dell’incontinenza fecale nella popolazione varia tra lo 0.5% ed il 5%, percentuali che salgono al 18 % nella popolazione al di sopra dei 18 anni, al 32% nella popolazione geriatrica ed al 56% nei pazienti anziani con turbe neuro-psichiatriche.

Esiste una variabilità nella popolazione adulta legata al sesso; infatti nelle donne comprese nella fascia di età di 45 anni l’incidenza dell’incontinenza fecale è nove volte maggiore rispetto agli uomini della stessa età; ciò è probabilmente correlato a traumi ostetrici; infatti il 3% delle donne presentano una incontinenza fecale temporanea o permanente dopo un parto vaginale.

CLASSIFICAZIONE

La continenza fecale è una complessa funzione fisiologica determinata dall’interazione di diversi fattori rappresentati dalla consistenza delle feci, dalla motilità intestinale, dalla capacità di serbatoio del retto, dalla sensibilità rettale, dall’integrità funzionale ed anatomica del meccanismo sfinterico anale, dall’integrità funzionale ed anatomica dei muscoli e dei nervi del pavimento pelvico.

STIPSI

Dare una precisa definizione della stipsi è difficile. Ma per porre diagnosi di “Stipsi cronica funzionale” possiamo utilizzare i seguenti criteri diagnostici.

  • Difficoltà ad evacuare
  • Feci dure o caprine
  • Sensazione di ostruzione anale
  • Sensazione di incompleta evacuazione
  • Uso di manovre digitali  e/o evacuazioni

La stipsi idiopatica é una patologia ad alta incidenza che affligge milioni di persone in Italia e nel mondo e che comporta frequentemente una seria compromissione della qualità di vita dei pazienti oltre che un elevato costo sociale.

Vi è un’evidente sproporzione fra l’elevato numero di persone che soffre di questo problema ed il basso numero di pazienti visitati presso strutture specialistiche; ciò è dovuto, in gran parte, alla tendenza all’ autogestione del disturbo col ricorso ad un eccessivo consumo di lassativi al di fuori della prescrizione medica.

D’altro canto anche un’adeguata prescrizione di lassativi da parte del medico è raramente in grado di controllare o risolvere le cause determinanti la costipazione.

Dati epidemiologici precisi non ci sono anche per le difficoltà inerenti la definizione della stipsi. La prevalenza  oscilla tra il 3 e il 37%.

Dott. Salvatore Nallo
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