L’esame mammografico è l’esame di prima istanza nella diagnostica senologica. È un esame radiologico, basato dunque sull’utilizzo di radiazioni ionizzanti. La quantità di raggi X utilizzati nella mammografia digitale diretta comunque è molto bassa.

È un esame molto importante perché è il principale strumento diagnostico per identificare tumori e cisti. È un dato consolidato infatti che la mortalità per tumore al seno è ridotta per chi si sottopone all’esame. Per questo viene consigliato un esame mammografico del seno annuale per le donne sopra i 40 anni di età.

In ALTAMEDICA di Viale Liegi 45 a Roma l’esame è eseguito dall’equipe del Dott. Paolo Leone.

L’importanza di una diagnosi precoce del tumore

In genere, le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, nel 12,3% dei casi erano presenti lesioni benigne come le cisti e nei restanti non vi era alcuna lesione. Il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo.

Per questo motivo è essenziale il controllo periodico anche in assenza di sintomi dolorosi al fine di effettuare una diagnosi precoce del tumore tramite l’esecuzione degli esami mammografico ed ecografico.

Il suo obbiettivo è quello di ottenere, nella maggior parte dei casi , la riduzione della mortalità ed il ricorso a terapie meno aggressive.

Come funzionano mammografia ed ecografia

La mammografia è un esame radiologico, basato sull’utilizzo di radiazioni ionizzanti.

Per la corretta esecuzione dell’esame mammografico, è fondamentale la compressione delle mammelle, che può causare in alcune pazienti un lieve fastidio momentaneo.

Tuttavia la mammografia presenta dei limiti quali la densità mammaria elevata, oppure la presenza di un tumore con sede marginale, con dimensioni molto piccole, con margini a volte regolari e bassa densità.

L’ecografia mammaria si basa invece sull’utilizzo di ultrasuoni (onde elastiche) ad alta frequenza per la visualizzazione delle strutture mammarie, che vengono inviati da un trasduttore, in grado di captare le onde di ritorno.

Questo esame è importante nella diagnostica senologica nelle donne giovani e viene utilizzata a completamento diagnostico nelle donne di età superiore ai 40 anni.

Il suo ruolo è fondamentale nella distinzione della patologia solida da quella liquida. Inoltre, non risentendo della densità ghiandolare, può portare ad un incremento della sicurezza diagnostica soprattutto nei seni mammograficamente “densi”, pur non sostituendo la valenza della mammografia.

Il tumore della mammella : incidenza e fattori di rischio

Secondo i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori), il cancro della mammella è la più frequente neoplasia della popolazione femminile, rappresentando il 29% di tutte le nuove diagnosi tumorali.

Si stima che in Italia, ogni anno, siano diagnosticati oltre 47.000 casi di tumore della mammella.

Analizzando l’incidenza del tumore mammario in rapporto all’età si nota come esso sia molto raro nelle prime due decadi di  vita e successivamente:

  • Nella fascia 20-30 si registrano ogni anno decine di casi per 100.000 donne.
  • Nella fascia 30-40 si registrano ogni anno 100-200 casi circa ogni 100.000 donne.
  • Nella fascia 40-50 si registrano ogni anno 200-250 casi circa ogni 100.000 donne
  • Nella fascia 50-60+ si registrano ogni anno 300 casi circa, un picco d’incidenza che, che si mantiene stabile anche nelle età successive.

 

Le più recenti stime AIRTUM sulla prevalenza del tumore della mammella, indicano che in Italia 522.235 donne hanno avuto, nel corso della vita, una diagnosi di tumore della mammella. In altre parole, ci sono 1.869 donne con una  pregressa storia di tumore della mammella ogni 100.000 donne residenti, con un gradiente decrescente dal Nord al Sud molto evidente.

Il tumore della mammella mostra livelli di sopravvivenza elevati, intorno all’85% a 5 anni dalla diagnosi, per questo la diagnosi precoce riveste un ruolo sempre più importante.

Quest’ultima, unitamente all’applicazione dei più efficaci protocolli terapeutici, sia chirurgici che medici (con  chemioterapici, terapie ormonali e target-therapy), contribuiscono al miglioramento della sopravvivenza per questo tumore.

 

Fattori di rischio del tumore alla mammella

Fattori riproduttivi

un periodo fertile molto lungo, con menarca precoce e menopausa tardiva, con conseguente  prolungata esposizione dell’epitelio ghiandolare allo stimolo estrogenico;

Inoltre la nulliparità, la prima gravidanza a termine dopo i 30 anni, il mancato allattamento al seno.

Fattori ormonali

assunzione di terapia ormonale a scopo contraccettivo o sostitutiva in menopausa.

Pregressa radioterapia sul torace prima dei 30 anni di età.

Familiarità ed ereditarietà

circa il 10-15% delle donne che sviluppano un tumore della mammella ha parenti di primo grado affetti dalla stessa patologia;

È anche vero per contro, che la malattia è così frequente che molte donne non affette da tumore mammario hanno parenti di primo grado che ne sono affetti. È importante quindi distinguere fra una familiarità “sporadica” e la vera aggregazione all’interno di una stessa famiglia di più casi di cancro, insorti in età giovanile.

La maggior parte dei carcinomi mammari siano legati a forme sporadiche di ereditarietà, nel 5-7% dei casi essi risultano geneticamente determinati, in particolare nei 2/3 di questi casi è presente la mutazione di due geni, il BRCA-1 ed il BRCA-2.

Densità mammaria

le donne con un seno mammograficamente “denso”, quindi  ricco di componente ghiandolare, hanno un rischio 4-5 volte maggiore di sviluppare una cancro della mammella rispetto alle coetanee con un seno adiposo.

Fattori dietetici e metabolici

l’elevato consumo di alcool e di grassi animali, il basso consumo di fibre, unitamente a condizioni di sovrappeso ed obesità, in particolar modo durante la menopausa, sembrerebbero associati ad un aumentato rischio di tumore al seno.


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