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FAQ – Lettera ad una paziente

Gentile Sig.ra volentieri rispondiamo alla sua domanda sulla controversia nata dal fatto che , il suo ginecologo l’aveva tranquillizzata sull’assenza del rischio di una amniocentesi mentre alcune amiche ed alcuni siti web le riferivano il contrario.

La percentuale di rischio dell’ 1% (riportato spesso sul web e purtroppo anche da molti ospedali) rappresenta il rischio di aborto derivante da una pubblicazione del 1986 di un piccolo trial randomizzato completato il maggio 1984 (mese in cui Mark Zuckerberg è nato e l’Unione Sovietica ha annunciato la boicottaggio di Los Angeles del 1984 Giochi Olimpici Estivi). In esso si comparava il rischio tra chi vi si sottoponeva rispetto a chi non vi si sottoponeva. Questo lavoro presenta un gran numero di limitazioni che gli addetti ai lavori ben conoscono:

  • In quel tempo l’amniocentesi veniva eseguita senza guida ecografica (ALLA CIECA!!!!) e con macchinari certamente meno performanti di adesso e nonostante questo ne abortivano “solo” l’1% .
  • Si utilizzavano degli aghi di diametro grandissimo, di circa 18G rispetto agli odierni 22G. Per capirci 1.5 mm invece degli attuali 0.9 mm
  • Non si eseguiva la profilassi antibiotica
  • Lo studio è stato condotto solo in Danimarca in un singolo centro in appena 4000 donne tra quelle che l’avevano eseguite ed il gruppo di controllo di chi non l’aveva eseguita. Un campione numerico irrisorio.

AL CONTRARIO tutta la letteratura scientifica pubblicata ormai da circa 10 anni a questa parte è unanime nell’affermare che quel lavoro è obsoleto, mal condotto e non rappresentante la realtà attuale delle cose.

Infatti, già nel  2006 un grande trial clinico, chiamato FASTER, ha stabilito una differenza di aborto tra chi la eseguiva e chi non la eseguiva solo dello 0.06% . Differenza troppo piccola,“non significativa”, che vuol dire che in questo grandissimo studio era dimostrato che, chi eseguiva l’amniocentesi, non aveva un rischio di aborto superiore a chi non la eseguiva (Eddleman KA, Malone FD, Sullivan L, Dukes K, Berkowitz RL, Kharbutli Y, Porter TF, Luthy DA, Comstock CH, Saade GR, Klugman S, Dugoff L, Craigo SD, Timor-Tritsch IE, Carr SR, Wolfe HM, D’Alton ME. Pregnancy loss rates after midtrimester amniocentesis. Obstet Gynecol. 2006 Nov;108(5):1067-72. PubMed PMID:

Da allora la maggior parte degli studi controllati che affrontano questo problema hanno escluso che esiste un rischio dell’ 1% sia dopo l’amniocentesi che dopo la villocentesi.

Così, il Gruppo della Washington University di St. Louis ha pubblicato i risultati di uno studio nel 2008 simile a quello di Eddleman et al. sulla loro esperienza di 11.746 amniocentesi e 5243 villocentesi. Essi hanno concluso che il tasso di perdita fetale era dello 0,13% attribuibile all’amniocentesi e dello 0,7% imputabile alla villocentesi. Queste percentuali non erano differenti da quelle osservate nelle donne che non si sottoponevano a nessuna procedura. Quindi nessuna differenza di rischio abortivo. (Odibo AO, Dicke JM, Gray DL, Oberle B, Stamilio DM, Macones GA, Crane JP.Evaluating the rate and risk factors for fetal loss after chorionic villus sampling. Obstet Gynecol. 2008 Oct;112(4):813-9. doi: 0.1097/AOG.0b013e3181875b92. PubMed PMID: 18827123. (Odibo et al, 2008a;.. Odibo et al, 2008b;      Odibo AO, Gray DL, Dicke JM, Stamilio DM, Macones GA, Crane JP. Revisiting the fetal loss rate after second-trimester genetic amniocentesis: a single center’s 16-year experience. Obstet Gynecol. 2008 Mar;111(3):589-95. doi: 10.1097/AOG.0b013e318162eb53. PubMed PMID: 18310360.).

Nel 2009 il nostro gruppo ha pubblicato il più grande lavoro randomizzato controllato su 36347 donne (TUTTE avevano eseguito l’amniocentesi).

Questo studio ha dimostrato il cosiddetto effetto paradosso sulla efficacia della antibiotico profilassi prima della procedura dimostrando che chi esegue l’amniocentesi dopo aver assunto u nantibiotico presenta un rischio di aborto addirittura inferiore a chi non la esegue affatto. Ovviamente non e’ l’amniocentesi che protegge la gravidanza ma e’ l’antibiotico che protegge più di quanto l’amniocentesi la metta a rischio. Giorlandino C, Cignini P, Cini M, Brizzi C, Carcioppolo O, Milite V, Coco C, Gentili P, Mangiafico L, Mesoraca A, Bizzoco D, Gabrielli I, Mobili L. Antibiotic prophylaxis before second-trimester genetic amniocentesis (APGA): a single-centre open randomised controlled trial. Prenat Diagn. 2009 Jun;29(6):606-12. doi: 10.1002/pd.2256. PubMed PMID: 19294678.)

Infine la metanalisi del 2014 (studio che riprende tutti gli studi pubblicati in letteratura su un determinato argomento) ha stabilito come il rischio reale e ponderato dell’amniocentesi sia intorno allo 0.1% e della villocentesi attorno allo 0.2%. Si afferma con assoluta certezza anche in questo lavoro che chi si sottopone alla amniocentesi o alla villocentesi non abortisca di più rispetto a chi non le esegue.

Ciò è correlato ovviamente alla esperienza dell’operatore e si afferma come questo rischio sia ancora più basso in centri ove si eseguono tante procedure. Infine come vedrà anche gli autori di questo lavoro affermano la necessità di informare in maniera adeguata le gestanti per rendere la loro scelta il più possibile libera ed informata.

(Akolekar, R., Beta, J., Picciarelli, G., Ogilvie, C., D’Antonio, F. (2014). Procedure-related risk of miscarriage following amniocentesis and chorionic villus sampling: a systematic review and meta-analysis.Ultrasound Obstet Gynecol doi: 10.1002/uog.14636.)

In conclusione come ci siamo detti, fornire alle donne informazioni precise ed aggiornate sui test diagnostici prenatali invasivi e non invasivi è fondamentale per consentire scelte basate sull’evidenza.

Dichiarare ancora che l’amniocentesi o la villocentesi siano tecniche rischiose e’ falso! Ancora più falso risulta poi indirizzare gestanti timorose verso test di screening prenatali (tipo prelievo di sangue materno per la ricerca del DNA fetale) affermando che questi possano, anche lontanamente, sostituire una amniocentesi o una villocentesi.

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