Frequenza: 1/1000 nati vivi circa

La forma autosomica dominante del rene policistico, che si indica anche con la sigla ADPKD, è la principale causa genetica di insufficienza renale dell’adulto.
E’ una malattia caratterizzata dalla progressiva formazione di cisti nei reni e più precisamente nei nefroni, le mini-strutture presenti nei nostri reni deputate a filtrare e “depurare” il sangue. Le cisti sono delle cavità piene di liquido, rivestite da cellule, che aumentano per numero e dimensioni durante la vita di un individuo fino a determinare la perdita di funzionalità renale nella metà dei pazienti entro il cinquantesimo anno di età. Spesso la patologia è accompagnata da cisti anche in altri organi (più frequenti nel fegato, ma anche nel pancreas).
Fra le manifestazioni extrarenali della patologia sono da annoverare l’ipertensione congenita, precedente all’insorgere del danno renale e gli aneurismi intracranici, la più severa complicazione della patologia che può portare a morte precoce dell’individuo.
Si tratta di una malattia ad esordio tardivo: in genere i primi segni clinici, rappresentati da dolori lombari, micro o macroematuria (presenza di sangue nelle urine), comparsa di ipertensione arteriosa si manifestano tra i 40 e i 50 anni di età. Pazienti della stessa famiglia portano la medesima mutazione e, se quest’ultima fosse la sola causa della malattia, ci si dovrebbero aspettare le stesse manifestazioni. Tuttavia l’età d’insorgenza della malattia, la gravità e il decorso clinico hanno una altissima variabilità sia inter-familiare, che intra-familiare.
L’ADPKD è una malattia geneticamente eterogenea. Fino ad ora sono stati identificati due geni, denominati PKD1 e PKD2, le cui mutazioni possono provocare forme della malattia non distinguibili fra loro, anche se pare che ADPKD2 abbia un fenotipo meno grave rispetto ad ADPKD1. Il gene PKD1, mutato In circa l’85% dei pazienti, si trova sul cromosoma16. Il gene PKD2, localizzato sul cromosoma 4, risulta mutato nel 15% circa dei pazienti. Si ipotizza che possa esistere un terzo gene responsabile che conterebbe un numero bassissimo di casi non riconducibili a mutazioni nei due geni già individuati. La modalità di trasmissione ereditaria è di tipo autosomico dominante. Questo significa che un genitore affetto può trasmettere la malattia ai figli con un rischio del 50 per cento.
E’ importante che i figli asintomatici di un soggetto affetto vengano seguiti attentamente da uno specialista.
Lo studio genetico dell’ADPKD si può dividere in 2 grosse categorie:

  1. Analisi indiretta mediante linkage genetico: viene eseguita analizzando contemporaneamente campioni di DNA di più soggetti (affetti e non affetti) del nucleo familiare: in un primo tempo l’analisi ha lo scopo di individuare quale cromosoma (aplotipo) sia associato alla malattia in quella specifica famiglia; successivamente l’analisi è in grado di identificare i soggetti della famiglia che sono a rischio di manifestare la patologia.
  2. Analisi diretta di mutazioni: consiste nella ricerca di mutazioni in un singolo gene.



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